Archivi categoria: Degustazioni

Diacopo Pugnitello IGT Toscana 2009

Diacopo Pugnitello IGT Toscana 2009, Jacopo Banti (14% a/v in etichetta), Campiglia Marittima.

Dei vini proposti che mi capita di sentire quando mi trovo in giro a mangiare, alcuni improbabili, altri che necessiterebbero di contesti più intimi per essere aperti e bevuti, altri ancora sicuramente di più tempo per essere maggiormente apprezzati, ne sbucano di buoni che non ti aspetteresti – che te li ricordi bene e con piacere ne riporti due righe agli amici – come questo Pugnitello* dell’azienda agricola Banti Iacopo proveniente dal sud della costa livornese a ridosso dell’areale maremmano-grossetano. Leggi il resto di questa voce

Il piccolo buon Metati Rossi (2013)

Di questo Metati Rossi rosso toscano IGT 2013 (a/v 13%) mi ha colpito l’ottima fattura, la pulizia olfattiva e gustativa, l’armonia (già) raggiunta data da un bel succo fruttato maturo ma non surmaturo, la struttura ben sorretta dall’acidità e da un tannino pulito e morbido, non ultimo una bella profondità di gusto. Vino vivo, senza quegli effetti speciali da… superwine per capirsi. Merlot in prevalenza con cabernet sauvignon dal timbro vibrante e un po’ rustico a bottiglia da poco aperta, lo stesso timbro dei piacevolissimi e gastronomici autoctoni del luogo, per me, ma sempre pulito. Fatto senza uso di botti, in solo acciaio, sembrerebbe. Leggi il resto di questa voce

Cupelli, Atmosfere

   

Fresco d’uscita, delle prime dieci mila bottiglie circa prodotte, ho avuto il piacere grazie a un caro amico di sentirne giusto un sorso per ora, riconoscendogli quel timbro vitale genuino e nobile di trebbiano (toscano), invitante e saporito e d’acidità sempre di più “il segno” distintivo dei vini della giovane azienda sanminiatese Cupelli. Una laboriosa azienda a conduzione familiare che nel tempo ha saputo valorizzare al meglio un vitigno simbolo della nostra viticultura attraverso la spumantizzazione. Ed ecco così il nuovo Metodo Classico Brut Atmosfere 9 mesi sui lieviti, volutamente più semplice da bersi – easy to drink, easy to match – ma sempre con quel gusto, quella morbidezza, qui maggiore, e quella finezza non inferiore rispetto agli altri MC Cupelli prodotti (su tutti ricordo L’Erede, leggi qui, e L’Erede Riserva 60 mesi). E, a conferma di questa sua scorrevolezza a tavola, ho notato la bottiglia fuori dal secchiello del ghiaccio svuotata in men che non si dica.  Leggi il resto di questa voce

Poggio Paterno, Vermentino Colli di Luni 2015

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Ristorante sul mare, una leggera tartare di ricciola prima di abbandonarsi alle carezze della brezza marina, e il pensiero, subito represso, di rinunciare al vino in vista di una serata che si preannunciava già abbastanza vinosa. Ma se il ristorante sul mare è Lo Scoglietto, come si fa a non concedersi neppure un bicchiere? Ben sapendo che anche sui vini a bicchiere, il fiuto di Claudio non può fallire. E così abbiamo fatto la conoscenza di questo Vermentino dei Colli di Luni annata 2015 prodotto da un’azienda biodinamica sopra Sarzanello. Leggi il resto di questa voce

La Felce, In Origine 2015

IGT Liguria di Levante Bianco dell’azienda agricola La Felce in Ortonovo. In Origine 400* è Vermentino 60%, Trebbiano Toscano 30% e Malvasia di Candia non aromatica, a/v 13% in etichetta. Triple “A”. Qui è riportata una bottiglia della vendemmia 2015.

E’ il vino che è stato fatto sin dalle origini, appunto, da quando la famiglia Marcesini si è cimentata col buon piglio del produttore, piccolo produttore Leggi il resto di questa voce

Scatti di territori | La Felce

In visita a La Felce azienda agricola di Andrea Marcesini agricoltore-artigiano-artista in Ortonovo, Colli di Luni-Liguria di levante, qualche impressione e scatto rubato:

La biodiversità

in giro per le vigne con Andrea Marcesini
su per le colline

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Lamole e il tempo che trascorre: l’elogio della leggerezza

Lamole i magnifici 9

L’elogio della leggerezza, della soavità dei vini di Lamole in una degustazione essa stessa leggiadra condotta con mano scherzosa e ironica da quel genio assoluto che è Armando Castagno (la mia prima volta da uditrice e non ha davvero deluso le aspettative). Nessuna retorica e captatio benevolentiae, un’introduzione calzante ed incalzante fatta di letture dagli autori più diversi sui temi della leggerezza e del paesaggio, le due chiavi di lettura proposte da Castagno per individuare e gustare la longevità del Sangiovese di Lamole. Ma una degustazione di Castagno non si può raccontare, vi si può, anzi deve, soltanto assistere… e allora pochi giri di parole e spazio alle immagini dei vini protagonisti. Leggi il resto di questa voce

Podere Borgaruccio, Era IGT Costa Toscana 2015

“Amo la terra e il vino

li vivo con occhi di bambino

e sono diventato vignaiolo

cercando me stesso”

Era è l’altro Bianco di Stefano Gonnelli, il Ving, vignaiolo-ingegnere, nomade-artigiano nelle vigne: azienda Podere Borgaruccio, Terre del Ving e domani chissà… Leggi il resto di questa voce

Scatti di territori | Castel del Piano

“Abbiamo scoperto questo angolo di Lunigiana, nella Valle del Torrente Taverone, seguendo un sogno e ci siamo dedicati con energia e passione al recupero dei vigneti e dei vigneti rari di questo territorio. La coltivazione è biologica, seguendo un percorso, anche personale, di ritorno all’essenzialità. In armonia con la natura e seguendo i ritmi, cerchiamo di ottenere uve che, con fermentazioni spontanee e vinificazioni naturali, portino a vini espressivi e territoriali.”

All’arrivo l’antico splendore del fortilizio recuperato dall’azienda agricola Castel del Piano

Andrea e Sabina non potevano trovare sintesi più autentica per riportare il loro sogno in parole. Un sogno che si è avverato con tanta caparbietà e altrettanti sacrifici, che oggi, possiamo dire, gli restituiscono un poco di più di serenità e un poco di meno di fatica. Un percorso, un credo e una costanza che li ha visti arrivare al podio alle Giornate Altoatesine del Pinot Nero: premiato quest’anno anche il loro Melampo toscana igt pinot nero del millesimo 2014, in un evento che vede confrontarsi sempre più eccellenze nazionali e internazionali. (E credo sia la prima volta che accada per un pinot toscano!) Un pinot in stile Egna, e già qui mi potrei fermare. Vivo e trasparente, floreale e speziato fragrante, e poi gustoso, vellutato… calibrato e slanciato, dal varietale esplosivo già tanto elegante così com’è ora. Per la prima volta fermentato in barrique aperta. Ed è stato un vero coup de coeur anche per me tant’è buono! …e non mi è bastato riversarmene ancora nel bicchiere e svuotare la bottiglia alla fine (sigh). E a conferma della bontà degli altri vini di Castel del Piano assaggiati, come mi è capitato in altre occasioni, posso ri-affermare che franchezza e piacevolezza di beva sono componenti di grande espressione che a pieno gli appartengono, autoctoni e non. E penso a l’ottimo Pepe Nero da uve vermentino nero, o all’uvaggio durella chardonnay pinot grigio del gentile Pian Piano, passando per la Durlindana da uve pòllera nera vinificate in bianco. Di un bel bere genuino che rimandano alla tavola, cucina locale ed allargata, senza esitazioni. Fatti con mano salda e misurata sempre di più negli anni dal suo bravo artefice, Andrea Ghigliazza. E il ricordo mi è stato a lungo di compagnia anche questa volta, nel ritornare a casa dalla visita di questa ammirevole piccola azienda situata in una piana, in una piccola enclave, in un paesaggio di bellezza riconciliante.

Qui sotto alcuni scatti e altre mie brevi impressioni.

in vigna con il suo artefice, Andrea Ghigliazza (e Pepe)

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Gianni Brunelli, Brunello di Montalcino 2008

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Il vino del pranzo pasquale, aperto almeno tre ore prima, si rivela profondamente timido e riottoso al primo naso…e come potrebbe non essere altrimenti dopo i quasi 9 anni al chiuso di botti e bottiglia? Leggi il resto di questa voce

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