Terenzuola, Merla della Miniera, Canaiolo Igt 2014

Merla della Miniera

Stessa spiaggia stesso mare… come il noto motivetto degli anni ‘60 ,stessa manifestazione vinosa dove lo scorso anno mi ero innamorata di un Vermentino dei Colli di Luni, prodotto sulle Apuane proprio al confine fra Liguria e Toscana, anzi si potrebbe dire con un piede di qua e uno di là. Stavolta torno all’attacco dei vermentini proprio ad inizio degustazione quando ancora la bocca è lucida e le papille gustative abbastanza lontane dal coma etilico. I due vermentini, profumati e minerali, mi convincono anche questa volta in particolare il Superiore il Fosso di Corsano, imbottigliato da appena qualche giorno, minerale e tagliente come un Sancerre. Ancora la sala non è affollata e riesco a scambiare qualche parola con Ivan Giuliani, il vignaiolo cuore e anima di Terenzuola, che mi convince ad assaggiare subito anche i suoi rossi. Normalmente cerco di separare le due tipologie magari tornando una seconda volta dallo stesso produttore.; questa volta invece mi lascio convincere facilmente forse perché è tanta la curiosità di assaggiare una rarità come il Vermentino nero che si produce solo, ed in minime quantità, sulle Apuane.

Ma la vera sorpresa è stato l’assaggio del Canaiolo Nero, localmente chiamato uva Merla e che in realtà sembra essere un particolare biotipo del più comune Canaiolo toscano. A Terenzuola, dopo un breve salasso e macerazione sulle bucce, il Canaiolo, che cresce su terreni ricchi di lignite, viene fatto fermentare in botti di legno aperte (talvolta barriques più spesso tonneaux) e poi lasciato affinare un anno in botti di rovere di dimensioni diverse giusto per dare al vino la dovuta ossigenazione. L’amore è scattato appena messo il bicchiere sotto il naso: fruttuoso di marasca e mora di rovo, carnoso e al tempo stesso ricco di sfumature balsamiche, profumi di erbe officinali intervallati a sensazioni ferroso-fumose In bocca mi ha colpito per la veracità e schiettezza, un fiume impetuoso di struttura e freschezza che disseta e asseta, con un tannino assolutamente felpato. Un vino di grande pulizia, ricco di retrogusto carnoso che, nel momento in cui l’ho assaggiato, mi ha fatto venire una gran voglia di carne di manzo battuta al coltello.

Per dovere di cronaca, in questo vino sono presenti in piccola percentuale anche del Vermentino Nero e la Massaretta, altra varietà locale a bacca nera.

Annunci

Pubblicato il 29 marzo 2016, in Degustazioni con tag , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

Rispondi

Effettua il login con uno di questi metodi per inviare il tuo commento:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

Diario di un Ving

Vino, Vigna e Altre Storie di Viaggio di un Ingegnere Vignaiolo

The Wine Training

Nessuna poesia scritta da bevitori d’acqua può piacere o vivere a lungo

Briciolanellatte Weblog

Navigare con attenzione, il blog si sbriciola facilmente

susabiblog

Mi piace tramutare in parole e immagini i miei sogni

Glocal Vini & Terroir

Appunti eno-gastronomici di Frontiera

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: