Serata “acida” al PbC

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Serat(on)a di degustazione e approfondimento organizzata dal gruppo PuroMalto e dal Piccolo Birrificio Clandestino che ha messo a disposizione gli spazi; mattatori della serata i rispettivi Simone Cantoni relatore e Pierluigi Chiosi mastro birraio.

La prima nota positiva è stata vedere così tante persone interessate alle birre acide, cosa che fino a qualche anno fa sembrava impensabile. Per l’occasione sono state scelte 5 birre, diverse come tipologia ma tutte appartenenti alla famiglia delle acide (birre nate da fermentazioni spontanee o attraverso inoculi di batteri); una delle cose che più mi colpisce di questa tipologia è che spesso nascono per errore o per caso da come impostate e altrettanto mi affascina la bravura del mastro birraio nel superare le difficoltà per dare poi seguito e continuità a quello che inizialmente sembrava un fallimento della cotta.

Le mie note:

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Seta Sour (Birrificio Rurale): paglierino velato alla vista, coriandolo, frutta a polpa bianca poi agrumi che gli danno una buona citricità, caratteristica che ritroviamo ben presente anche in bocca con una sensazione leggermente astringente che ricorda lo yogurt, fresca e delicata a berla ricorda parecchio un prosecco.

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Dr Caligari (Birrificio Toccalmatto): colore ambrato quasi rosato determinato dai lamponi usati che prevalgono anche al naso poi yogurt e frutta sotto spirito; aspra e acidula in bocca fresca e abbastanza persistente con un finale che richiama leggermente la mandorla.

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Oude Gueuze Tilquin à l’Ancienne (Gueuzerie Tilquin): ambrata con una velatura accentuata, formaggio e sentore di acido solfidrico tipico dei Lambic, poi note acetiche e di muffa; aspra citrica e leggermente amaricante (inusuale per i Lambic) in bocca.

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St. Julienbach (Piccolo Birrificio Clandestino): da una prova sulla Santa Giulia messa in barrique, dopo 3 anni in legno sono riusciti a trovare la “formula” giusta ispirata alle flemish red ale; scura con riflessi arancio inevitabilmente acetica con note di cannella e liquirizia poi prugna sentori che ritroviamo nitidi in bocca con un finale amaricante con un retrogusto lievemente balsamico. Ottima con una bella zuppa di cipolle o con il cacciucco.

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Vecchia Ducale (Birra del Borgo): scura brunita, naso ben pronunciato di aceto di mele, un entrata dolce che si affievolisce sul finale con un finale leggermente amaro dovuto al legno.

Quello che consiglio per concludere è di non lasciarvi influenzare troppo dalle descrizioni, sicuramente non sono facili da bere e serve un palato “aperto” a gusti particolari ma se vi capita una birra acida tra le mani assaggiatela perché è indubbiamente un’ esperienza da provare e perché no…. potrebbe stupirvi! Cheers…

 

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Informazioni su massimo dini

Pisano, assaggiatore di vino iscritto all’ O.n.a.v.; da sempre appassionato di enogastronomia, amante del territorio,sempre alla ricerca di qualcosa di nuovo da degustare.

Pubblicato il 29 febbraio 2016, in Degustazioni, eventi con tag , , , , , , , , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. 3 commenti.

  1. alessandro zingoni

    Massimo, ma quel “sentore di acido solfidrico tipico dei Lambic” è quel rigurgito con succhi gastrici che dicevi..? Uaaaaaaaaa 😉

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    • Si Ale, le birre a fermentazione spontanea hanno tutta una serie di sentori non proprio gradevoli ma credo meriti sempre provare inoltre la loro spiccata acidità frega parecchio perchè fa si che si percepisca meno l’alcool e quando di beve qualcosa che ha 6-7-8 gradi se non di più poi si fà presto a rimanere fregati 😉

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  2. Una precisazione, per Lambic si intende quelle birre a fermentazione spontanea brassate in una circoscritta zona del Belgio al di fuori della quale non è possibile usare tale denominazione, in America ad esempio vengono chiamate Wild se non sbaglio

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