10 annate di Timorasso La Colombera

La colombera foto in evidenza

Ripercorrere a ritroso di 10 annate la storia e la vita di un vino è di per sé un viaggio estremamente affascinante e pieno di sorprese, tanto più quando si tratta di un vino bianco. E che vino bianco: il Timorasso! Di cui poco ancora si sa fuori dai confini piemontesi o meglio di quelli dei Colli Tortonesi dove nasce, anche se da qualche anno a questa parte i produttori di questo vino hanno iniziato a muoversi molto fuori dai confini regionali per farlo conoscere, guidati da Walter Massa, pioniere e punto di riferimento, nonché maestro di tanti produttori di Timorasso. Così è stato anche per Elisa Semino, motore dell’azienda La Colombera, sulle colline di Vho, a circa 5 km da Tortona che siamo andati a trovare la prima volta a maggio dello scorso anno e che ci ha invitato a tornare in occasione della verticale storica, un evento che ogni anno si ripete nel mese di dicembre. Una sorta di festa prenatalizia in cantina con abbinamenti anche gastronomici fra Timorasso e formaggi caprini, vera chicca di un piccolo affinatore della zona, o con la polenta cotta nel grande pentolone collocato fuori dalla cantina e condita con un cremoso gorgonzola dolce.

Come ci racconta Elisa, fino ad una quindicina di anni fa le colline Tortonesi erano tappezzate di vigne di Cortese e soprattutto di uve rosse molto produttive come Barbera e Croatina per vini rossi da abbinare ai piatti forti della cucina locale come il salame cotto, la polenta al sugo, gli agnolotti e la trippa. Negli anni Ottanta fu appunto Walter Massa a reimpiantare il Timorasso sui colli Tortonesi dove dal Medioevo all’avvento della fillossera era stato sempre molto presente. Un vitigno forte e vigoroso, resistente alle nebbie e alle intemperie, ma di difficile gestione da un punto di vista della maturazione. Una sfida fatta di costanza e determinazione oltre all’intelligenza di proporre il Timorasso come vino da attendere qualche anno per esaltarne la componente aromatica decisamente minerale e una struttura notevole (quasi più da rosso) affinata da una grande sapidità e persistenza gustativa. Una longevità (che abbiamo potuto toccare con mano o meglio testare con la lingua durante la verticale in azienda) tanto più apprezzabile se si considera che il Timorasso non vede mai legno: tutto avviene in acciaio dalla fermentazione all’affinamento e questo la dice lunga sulla naturale e intrinseca capacità di invecchiamento del vino, favorita anche da una componente alcolica importante (difficilmente si scende sotto i 14 gradi alcolici).

In verticale l’assaggio delle annate dalla 2014 fino alla 2004 del Timorasso proveniente da due vigneti distinti: il Derthona (che prende il nome dall’antico nome di Tortona) e Il Montino. Vigneti di diversa composizione del suolo che danno vita a due vini con caratteristiche differenti: di più facile approccio, più immediato e rotondo il Derthona; più enigmatico, da attendere, e più profondamente minerale il Montino.

Qui sotto alcune brevi note su ogni tappa di questo percorso affascinante di conoscenza del Timorasso un vino straordinario e sorprendente che consigliamo di scoprire direttamente “ in loco”, guidati dalla disponibilità di produttori come Elisa.

Derthona 2014: prevalgono profumi agrumati e fruttati dolci. Rotondo al primo impatto, chiude leggermente aspro. Spigoloso.

Derthona 2013: naso idrocarburico. In bocca fresco, sostenuto da una bella struttura, chiude su note fruttate di albicocca e pesca. Godibile.                                                                                

Montino 2013: criptico, restio a svelare i profumi coadiuvato anche da una temperatura forse troppo bassa di servizio. Più espressivo in bocca dove la struttura e la decisa sapidità ne rivelano il potenziale carattere. Da attendere con ottimismo.

Derthona 2012 da Magnum: nitidi profumi di idrocarburo e albicocca, accompagnati da sentori balsamici. Avvolgente al palato con piena rispondenza gusto olfattiva. Equilibrato.             

Montino 2012: sentori minerali che si evolvono in balsamicità con ricordi nitidi di bacca di ginepro, timo e maggiorana. Il sorso è avvolgente, sapido e lungo. La migliore espressione di un’annata felice.

 Derthona 2011: sentori balsamici e idrocarburici dominano la scena insieme a sensazioni mielate. Grasso e voluttuoso al primo sorso, svela poi una verve più fresca e piacevolmente fruttata sul finale. Da bere subito, senza se e senza ma.                                                                                                                        

Montino 2011: i sentori minerali si fanno più intensi e caldi, così come quelli fruttati che richiamano frutta a polpa gialla molto matura. In bocca tanta materia e profondità. Un rosso vestito di bianco.

Derthona 2010: si torna a giocare sulla freschezza e la delicatezza, grazie ad un’annata dall’andamento più regolare e temperato rispetto al caldo scorcio d’estate 2011. I sentori di idrocarburo si fanno più lievi e la nota fruttata dominante è quella della mela cotogna. Il sorso è vivace e scattante, la struttura più lieve. Dinamico e beverino.                               

Montino 2010: i profumi si arricchiscono di mela cotogna, caramella d’orzo e le note minerali sono ben più nette rispetto al Derthona.In bocca esprime grande finezza, piacevolezza e sapidità. Elegante.

Derthona e Montino 2009: entrambi opulenti, ricchi di profumi e di materia, figli di un’annata estremamente calda ed assolata. Di una spanna superiore il Montino per mineralità e lunghezza gustativa. Voluttuosi.

Derthona 2008: colpisce il colore che si mantiene paglierino luminoso. Questa volta anche nel Derthona i sentori dominanti sono quelli minerali che qui evolvono in pietra focaia e grafite, ravvivati da sensazioni balsamiche di eucalipto. Equilibrato e capace di amplificare a più riprese la sensazione di freschezza beverina che ancora lo anima nonostante i 7 anni di età. Da acquistare subito.

Derthona 2007: ahimè ossidato L

 Derthona 2006: il colore si fa decisamente dorato senza perdere vivezza. I profumi tornano ad essere più fruttati che minerali e virano verso sentori di frutta candita e albicocca disidratata. In bocca si avverte il cambio passo, le note terziarie diventano quelle dominanti :in primis il retrogusto di scorza d’arancia candita che con grande piacevolezza accompagna e chiude la beva. Il fascino della maturità.

Derthona 2005: l’annata fresca e piovosa non ha aiutato il Timorasso a crescere e soprattutto a conservarsi bene. Il profumo impercettibile richiama a sensazioni fungine e vagamente minerali: debole in bocca e scarsamente espressivo. Arrivato al capolinea.

Derthona 2004: una veste doratissima come di frutta gialla disidratata sono le note aromatiche dominanti con richiami anche qui di caramella d’orzo , miele d’acacia e, qua e là , sbuffi di pietra focaia. In bocca mostra ancora una certe verve, peccato abbia perso un po’ di persistenza sul finale. Il maratoneta.

Azienda La Colombera

Strada Comunale per Vho,7 – Tortona (AL)

www.lacolomberavini.it

 

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Pubblicato il 18 gennaio 2016, in Aziende, Degustazioni con tag , , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. 4 commenti.

  1. alessandro zingoni

    Timorasso m’hai provocato… Bella degu, Barbara, complimenti!

    Mi piace

  1. Pingback: I Timorasso Magnum di Walter Massa | Degustatori Per Caso

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